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22.06.19 Sellaronda bike day 2019
16.06.19 Dolomites Bike Day
23.06.18 Sellaronda bike day 2018
17.06.18 Dolomites Bike Day
20.05.18 Giro Italia 2018
07.10.17 Salita in Piancavallo
27.05.17 100° giro d’italia
24.09.16 Anello della Barricata
02.01.16 Piz Boe
13.12.15 Giro delle Tre cime di Lavaredo
07.11.15 Bivacco Toffolon
25.08.15 Passo San Pellegrino - Sasso Vernale
17.08.15 Pedalata sull’Asiago
26.07.15 Fedaia-Pordoi
21.06.15 Sella Ronda 2015
18.01.15 Ciaspolata Rifugio Sennes.
02.01.15 Santa Augusta - Pizzoc
02.11.14 Sentiero delle 52 Gallerie
27.09.14 Escursione monte Matajur
13.09.14 Giro in bici sull’Alpe di Siusi
06.08.14 Giro del massiccio delle Tofane.
19.07.14 Rifugio tre scarperi - Tre cime di lavaredo
28.06.14 Rifugio Ciareido
22.06.14 Sella Ronda Bike 2014
08.04.14 Mappa iterattiva
23.02.14 Ciaspolata Monte Lussari
05.12.13 Ciaspolata Rif. Costapiana
01.12.13 Ciaspolata sul Monte Rite
22.09.13 Escursione nello Sciliar
10.09.13 Nuova grafica sito web
28.06.13 Camminata notturna sul pizzoc
23.06.13 Sella Ronda Bikeday 2013
09.02.13 Ciaspolata+slittino alle tre cime di Lavaredo
27.12.12 Ciaspolata alle 5 torri
08.09.12 Escursione sulla Tofana di Rozes



   
Passo San Bernardo
Sky way
Castello di Fenis
15/08/2021, Valle d’Aosta

Quest’anno siamo in tre a partire per le ferie, e la meta non è il mare ma i monti.
La Valle d’Aosta. Una regione mai visitata che ha destato la mia curiosità.
Curiosità nata guardando la serie TV Rocco Schiavone, girata proprio ad Aosta e nelle località limitrofe.
Questa regione è molto piccola, come si vede dalla cartina, c’è una valle che l’attraversa tutta da Ivrea a Courmayeur, dopo ci sono delle vallate laterali che si addentrano in parchi, laghi e montagne maestose.
Io che sono abituato alle Dolomiti, vedere le montagne delle Alpi occidentali, è un salto deciso verso l’alto.
Noi abbiamo soggiornato nel capoluogo della regione, proprio ad Aosta.
Città di origine Romana che conserva molti monumenti dell’epoca.
Il centro storico merita di essere visitato, in una giornata lo si vede tutto. Partendo sempre Da Aosta ci sono belle piste ciclabili che seguono il fiume principale della regione, la Dora Baltea.

Da Aosta poi ci siamo spostati per vedere paesaggi incredibili:
-Località La Pila, proprio sopra Aosta, d’estate è il regno degli escursionisti e di chi fa mountbike, d’inverno invece degli sciatori. Bellissima la malga che abbiamo trovato che vendeva Fontina a KM 0
-Il passo San Bernardo al confine con la Svizzera. Ci sono andato due volte in bici da corsa e una con la famiglia. Merita!
-Un pò più distante, Cervinia. Area di escursioni, ai piedi del Cervino versante Italiano.
-Cogne, un bel paesino con prati, cascate, dentro il parco del Gran Paradiso.
-Funivia SkyWay che partendo poco dopo Courmayeur 1300, con due tratti ti porta prima al Pavillon 2170 e poi a Punta Helbronner 3466, sopra il ghiacciaio del Monte Bianco

Concludendo questa breve panoramica sul nostro viaggio ad Aosta, non posso che dire, bello! Mi sa tanto che con l’ospitalità che abbiamo trovato, il mangiare e i paesaggi visti, non posso fare altro che tornarci alla prima occasione.

Segnalazioni particolari non ne ho, se non quelle legate al periodo che stiamo vivendo.
quest’estate è entrato in vigore il green pass, proprio due settimane prima della nostra partenza. In poche parole non siamo potuti entrare in castelli, musei o centri sportivi al chiuso come il palaghiaccio. Speriamo che la situazione migliori per il prossimo anno.
    
25/07/2021, Passo Gavia

Oggi temo di essermi cimentato in una impresa più grande di mè.
IL GAVIA
Approfitto della giornata in cui chiudono il traffico motorizzato sul passo e la strada è solo di noi ciclisti, per affrontare una salita che ha fatto la storia del ciclismo, con imprese rimaste nell’immaginario collettivo come il giro del 1988.
Parto poco distante da Ponte di legno. I primi KM sono tranquilli, fino al raggiungimento del Ristoro Pietra Rossa. Da qui inizia il vero GAVIA.
4-5 km al 12% di pendenza con punte del 15%. Da subito capisco che se voglio arrivare alla fine devo gestirmi. Salgo regolare con una pedalata molto tranquilla, e la cosa funziona. Non vado mai fuori giri e le gambe girano... lo sto scalando questo mostro...
Quando il bosco finisce le pendenze diventano più digeribili... siamo sul 10%. La strada è stupenda, segue il crinale della montagna senza più tornanti fino all’imbocco della galleria.
In galleria il problema è il freddo che inizia a farsi sentire. Quando esco sono anche circondato da nuvole, ma ormai vedo la cima, mancano un paio di tornanti.
E’ ancora dura però e a questo si aggiunge un fondo stradale compromesso.
Svolto l’ultimo tornante e finalmente vedo il rifugio, la strada ora è bellissima appena asfaltata. Ormai è fatta. Provo una sensazione incredibile, un misto di soddisfazione, gioia, voglia di urlare a tutti... ce l’ho fatta, ho scalato il GAVIA.

Da segnalarvi ho due punti:
1 - La galleria, a pochi chilometri dalla vetta, non è illuminata nei giorni normali. Io ho trovato un faro acceso che dava anche fastidio, solo perchè era la giornata dedicata ai ciclisti e per una gara in corso. Serve una pila frontale.
2 - Dopo la galleria ci sono 3 - 4 tornanti con un manto stradale devastato, c’è il rischio di forare.
    
E anche questo è in bacheca....
Pantani
05/09/2020, MonteCampione

Buongiorno a tutti.... è da un pò che non ci sentiamo...
Oggi vi racconto un giro in bici che ho da tempo cercato e voluto fare... Ho iniziato a correre in bici guardando le imprese del Panta... e quale salita migliore di Montecampione per onorare la sua memoria. Salita che gli permise di vincere il suo primo e anche unico giro d’Italia.
Ho raggiunto il lago d’Iseo e da quì sono partito, prima seguendo la statale e poco prima di Vello svoltando a destra, seguendo la ciclabile che fiancheggia il lago. Quest’ultima è stata una sorpresa inaspettata, penso che le foto qui sotto riportate ne descrivino in modo chiaro la sua bellezza.
Concluso il lago si prosegue verso Pian Comuno, e subito dopo aver attraversato un ponticello si svolta a destra e per circa 1 km si fiancheggia la montagna fino a quando si inizia a salire.
20 km i primi 12 per raggiungere località Montecampione e gli ultimi 8 per raggiungere le Baite a quota 1800.
Salita impegnativa, soprattutto il primo tratto.

La cosa più significativa da segnalarvi è lo stato disastroso dell’ultimo tratto della salita. Superata località Montecampione dopo un paio di KM, il fondo stradale è un disastro, si deve prestare attenzione a non forare. Ci sono lavori in corso, quindi spero sarà ripristinato nei prossimi anni.....
    
15/08/2020, Isola d’Elba

Anche quest’anno mare....
Arcipelago della toscana, Isola d’Elba.
Viaggio di notte per raggiungere Piombino da dove prendiamo il traghetto per CAVO (punta all’estremo est dell’isola).
Durante la notte facciamo tappa prima a Firenze e poi a Siena... Merita vedere questi posti di notte quando le piazze sono deserte....è un modo particolare di vivere queste città stupende.
Scesi a CAVO attraversiamo quasi tutta l’isola per raggiungere La Pila, a metà strada tra le due sponde dell’isola, tra Procchio e Marina di Campo. Fa caldo.... molto... per fortuna c’è sempre vento che arriva dal mare.
Prendiamo possesso dell’appartamento in un posto stupendo dal punto di vista naturalistico e iniziamo la nostra avventura.
Non c’è una spiaggia particolare... ogni giorno si cambia. Alcuni giorni visitiamo anche i paesetti arroccati sui punti più impervi dell’isola. Sì perchè l’Elba è tutta montagna... le strade... o si sale o si scende...
Visitiamo anche il punto più alto dell’isola a oltre 1000 metri, Monte Capanne, da dove si gode un panorama incredibile.
Il mare è stupendo, ci sono scogliere con sabbia finissima sul fondale, molto belle.
L’Elba ha anche storia, così non manchiamo di visitare la casa di Napoleone che l’ha ospitato durante il suo primo esilio.
Ora guardate le foto che sicuramente spiegano più di tante parole...

Consigli utili:
dall’Elba partono gite per le isole vicine all’arcipelago... noi volevamo visitare Pianosa ma se non si prenota per tempo (alcune settimane prima) è impossibile trovare posto.
Nel periodo di Agosto il problema grande è il parcheggio... per vedere alcune spiagge ci si deve svegliare all’alba.
    
Ciclovia Alpe Adria
28/06/2020, Laghi di Fusine - Sella Nevea

Oggi vi racconto di un giro in bici che ho fatto nel mese di Giugno. La zona è relativa al Friuli, in particolare la parte alta della provincia di Udine.
Sono partito da Resiutta uno dei primi paesini che si incontra una volta che si entra nella valle che porta a Tarvisio.
Da qui sono salito sulla ciclabile Alpe Adria che risale tutta la vallata e che percorre la vecchia ferrovia. Bellissimi i paesaggi che si trovano lungo questo tratto che porta fino ai laghi di Fusine, quasi in Slovenia. Le vecchie gallerie, dove un tempo passavano i treni a vapore, sono bellissime e quasi sempre illuminate. In alcune di queste sono ancora visibili gli effetti dei fumi neri che uscivano dalle ciminiere dei treni.
Concluso la parte su ciclabile quindi dopo Tarvisio, raggiungo i laghi di Fusine. Il colore delle acque sono incredibili, di un verde smeraldo fantastico. Meritano!!!
Da qui si riparte verso Sella Nevea attraversando prima le vecchie miniere del Predil e dopo il logo omonimo. La parte impegnativa sono solo gli ultimi 3 KM
Sella Nevea è una località turistica per lo scii, d’estate non offre molto se non belle passeggiate e la vicinanza con il Montasio.
Da quì c’è una lunghissima discesa. I primi 5 km molto ripidi, gli altri 12 molto tranquilli, quindi ci si diverte un sacco.
Raggiungo Chiusa Forte da dove riprendo la ciclabile e dopo pochi km sono nuovamente alla macchina.

Segnalazioni particolari che posso farvi:
Portatevi dietro una pila frontale per attraversare le gallerie.. mi è capitato di trovarne alcune non illuminate, anche nella parte di discesa da Sella Nevea.
Altra cosa, io a Tarvisio ho trovato lavori in corso e ho fatto fatica a riprendere la ciclabile che porta ai laghi di Fusine, ci sono poche segnalazioni.
    
14/01/2019, Rifugio Pordenone

Visto che quest’anno la neve non arriva, perchè non fare una escursione sopra i 2000 metri?
L’idea iniziale era questa, in particolare raggiungere il Campanile della Val Montanaia partendo dal rifugio Pordenone. Una volta giunto all’imbocco della val cimoliana però, ho trovato la strada chiusa, e da quel punto al rifugio Pordenone ci sono quasi 10 km.
All’inizio non capivo il motivo di questa scelta (chiudere la strada) ma man mano che proseguivo ho iniziato a capire il perchè. Nel mese di novembre in occasione delle perturbazioni che hanno sconvolto il nord-est, anche questa valle non è stata risparmiata. All’inizio la strada era danneggiata o interrota da piccole frane, ma raggiunto la malga a 3-4 km dal rifugio la devastazione è assoluta, tutta la strada spazzata via da una massa enorme di materiale sceso dai ghiaioni. In questo modo il rifugio diventa irraggiungibile in auto, solo a piedi lo si può raggiungere.
Una volta raggiunto il rifugio, un pò per l’ora ma soprattutto per l’incertezza di cosa avrei potuto trovare risalendo il sentiero che porta al Campanile (anche dalla gola che sale fino al campanile è sceso un sacco di materiale), ho preferito desistere, godermi il panorama e subito dopo iniziare il rientro.

La valle è sicuramente molto bella, merita di essere visitata... vedremo questa estate se tutti i danni causati dal maltempo saranno stati riparati. Sicuramente la malga sarà raggiungibile in auto, oltre questo punto la vedo un pò male.
    
Agriturismo Pian Pagnon
Rifugio Pordenone
Residence gli Oleandri
Castelsardo
Casa di Garibaldi
05/08/2018, Sardegna

Da tanti anni sento parlare delle meraviglie del mare di Sardegna. Quest’anno ho deciso che voglio rendermene conto di persona. Il 5 agosto si parte per la Sardegna.
Alle 8.00 del mattino partiamo da Livorno, destinazione Golfo Aranci nella parte nord-est della Sardegna. Dopo 6 ore di traversata, nel primo pomeriggio raggiungiamo l’isola e da subito ci rendiamo conto che sarà una vancanza diversa da tutte quelle fatte fino ad ora.
In mezz’ora di auto attraversiamo Olbia e raggiungiamo Porto Istana dove abbiamo affittato un appartamento.
I giorni successivi saranno tutti all’insegna della scoperta, della ricerca degli angoli più o meno conosciuti di questa parte della Sardegna. Tra i posti più significativi che abbiamo visitato voglio segnalarvi:
Il paese di San Pantaleo, al giovedì, giornata del mercato.
Olbia e il suo centro storico la sera, ideale per una passeggiata, per i mercatini e i negozi.
Golfo aranci, punti di arrivo e partenza del nostro viaggio.
Palau, paese da dove partono i traghetti per la Maddalena ma anche bella cittadina da visitare.
L’arcipelago della Maddalena, non ha bisogno di presentazioni merita, punto e basta.
Di Caprera vale sicuramente la pena visitare il museo monumentale a Garibaldi e la sua Casa (incredibili le guide sarde che abbiamo trovato).
Il punto più lontano raggiunto è Castelsardo, bella cittadina con tanta storia mediovale.
Tante sono state le giornate passate al mare a Porto Istana, zona di riserva marina; incredibile i banchi di pesce che si trovano in queste acque facendo snorkeling (assolutamente comprate pinne ed occhiali se dovete andare in Sardegna).
A conti fatti la Sardegna merita...

Alcuni consigli che mi sento di darvi:

Agosto non è certo il periodo migliore per visitare questi luoghi... sia per l’affollamento che per i costi.

La tangenziale che attraversa Olbia può diventare un incubo per chi come noi doveva attraversarla per raggiungere Palau.

Se prendete i traghetti per la Maddalena prestate attenzione agli orari di partenza, al tempo per raggiungere l’imbarco e ai parcheggi per auto in zona.

Molte spiagge si raggiungono in auto, e i parcheggi sono molto cari.

Per visitare la Maddalena e le sue isole (Budelli, Spargi, Razzoli e Santa Maria) serve sicuramente un viaggio di quelli organizzati, mentre Caprera è raggiungibile in macchina una volta che si sbarca dal traghetto alla Maddalena.

    
18/08/2017, Passo dello Stelvio

Penso che ogni ciclista, quando inizia a praticare questo sport, ha in mente una sua cima Coppi (la vetta più alta di una corsa a tappe). Per me questa cima è sempre stato il Passo dello Stelvio a quota 2750 m.s.l.m. (è uno dei valichi più alti d’Europa).
Questa estate ho finalmente realizzato quello che fino qualche tempo fa era un sogno. Dopo 48 tornanti, 26 km di ascesa e quasi 2000 metri di dislivello ho raggiunto il passo più alto d’Italia.
Sono partito da Silandro, un bellissimo paesino in val Venosta a quota 750 m.s.l.m. Supero un primo dislivello di 200 metri per portarmi prima a Lasa e poi a Prato dello Stelvio (ho cercato di sfruttare il più possibile la pista ciclabile della val Venosta in questo tratto). Da quì inizia la salita. La prima parte della salita (primi 8 km) è la più pedalabile con pendenze intorno al 5%. Poi, superato il bivio per Solda dopo un falsopiano, iniziano i 48 tornanti con pendenze medie intorno all’8-9%. Si sale regolari, passando per Trafoi, fino al passo con gli ultimi km un pò più duri dei precedenti. La pendenza media è del 7,7%, la pendenza massima dell’11% per un dislivello complessivo che supera i 1800 m.
Dopo una breve pausa per ricaricarsi (cappuccino, strudel e sacher) mi lancio in discesa per tornare verso casa. Non faccio la stessa strada della salita, ma prendo il versante Svizzero passando per Val Mustair, Glorenza e infine raggiungo Silandro (dove mi aspetta una buona pastasciutta).

Cose particolari da segnalarvi: Se partite come me da Silandro e volete fare la pista ciclabile, attenzione ai tratti sterrati verso Prato dello Stelvio, sono comunque ben battuti. Prestate sempre attenzione alle previsioni del tempo, fate questa scalata nel periodo estivo. Altra cosa l’altitudine, devo dire che negli ultimi 200 metri di quota ho iniziato a sentirli, ma niente di particolare.
    
Ultimo tornante
Passo dello Stelvio
Bunker della I guerra mondiale
Rifugio Malga di Nemes
11/08/2017, Rifugio Malga di Nemes

Oggi parto con la famiglia dal passo Monte Croce sul Comelico, al confine tra la provincia di Belluno e quella di Bolzano.
Parcheggiamo sulla destra non appena superata l’indicazione del passo. Da qui prendiamo il sentiero 131 che percorre, per i primi chilometri, una strada sterrata ben battuta.
E’ questo il tratto più impegnativo dal punto di vista altimetrico.
Finito questa parte del sentiero ne inizia una più breve fatta di camminamenti in legno per attraversare tratti paludosi o torbiere. Questo è sicuramente il tratto più suggestivo del sentiero.
Ultimo strappo e raggiungiamo il Rifugio Malga Di Nemes.

Essendo questo il confine durante la I guerra mondiale molti sono i resti, dai Bunker che si trovano vicino al sentiero alle gallerie in alta quota visibili sul versante opposto a quello nostro.
    
04/01/2017, Monte Meatte - Monte Grappa

Prima escursione dell’anno e subito la cosa si fà interessante....
La compagnia è di tre elementi... di questi forse io sono il più scarso, ed effettivamente nell’ultima rampa, quando la pendenza supera il 40%, la fatica comincia a farsi sentire...
Partiamo dalla valle S.Liberale per raggiungere Cimagrappa. Sono le 14.00, quindi con molta probabilità raggiungeremo la cima quando ormai sarà buio.
Questa voltà però non saliamo per il sentiero 151 ma per il 153 (inedito anche per il sottoscritto). La prima cima che raggiungiamo è il Monte Meatte a quota 1500, teatro di sanguinosi combattimenti durante la I guerra mondiale. L’ultimo tratto della salita è stupendo. Il sentiero che percorre la mulattiera scavata dai militare 100 anni fà, sale lungo stretti tornanti e spesso si infila in brevi gallerie. Raggiunta la cima il sentiero svolta a sinistra per scendere di 100 metri in quota e raggiungere il Pian della Bala.
Questo è probabilmente il tratto più spettacolare, il sentiero è stato ricavato scavando il fianco della montagna, numerose sono le gallerie, i passaggi esposti anche se mai pericolosi, c’è anche un ponte in legno sostenuto da corde.... mi ricorda il sentiero delle 52 gallerie sul Pasubio.
Ultimo sforzo e dal Pian della Bala raggiungiamo una forcella chiamata Croce dei Lebi. Da qui il rifugio lo vediamo ormai alla nostra altezza anche se ancora distante. Come immaginavamo giungiamo al rifugio che ormai fa buio. Mangiamo qualcosa di caldo e dopo un’oretta al caldo usciamo sotto un cielo stellato incredibile e saliamo al monumento dei Caduti.
A farci compagnia c’è una simpatica cagnetta che già da qualche km ci accompagna lungo il sentiero e che alla fine ci scorterà fino alla macchina. Dopo una breve visita al monumento raggiungiamo la strada e da qui prendiamo il sentiero 151 che ci porterà al punto di partenza.
Alla fine sono circa 18 km di cammino con 1500 metri di dislivello.... non male.

Il sentiero non presenta particolari pericoli, è una mulattiera della grande guerra, quindi costruita per il trasporto di merce con una sede molto grande. In presenza di forti precipitazioni nevose questa sicurezza potrebbe scemare e rendere il sentiero molto pericoloso.
    
Sentiero 153
Monumento del Grappa
10/08/2015, La Toscana

Quest’anno dedichiamo le ferie alle città d’arte. E quale tra queste è la regina se non Firenze?
L’appartamento lo trovo a 45 minuti, a Lucca una città di cui ho sempre sentito parlare bene.
Partiamo il secondo Sabato di Agosto e devo dire che quest’anno il tempo non è andato certo leggero con le temperature. Se da noi c’erano 34 gradi a Firenze il primo giorno ne trovo 40.
Raggiungiamo Lucca e qui passiamo il resto della giornata e la domenica mattina (il pomeriggio poi facciamo un giro nella Garfagnana per vedere il ponte del Diavolo).
I tre giorni successivi siamo stati a Firenze e qui il tempo è stato clemente, dopo un lunedì di pioggia il martedì e mercoledì sono stati ottimi. Giovedì riposo poi Venerdì siamo stati a Livorno per vedere l’acquario e nel pomeriggio ci siamo tuffati nel mar Tirreno.


Vi chiederete perchè il primo giorno ho fatto tappa a Firenze. Ecco il primo suggerimento che posso darvi se intendete visitare i musei di Firenze. Fate la FirenzeCard. Costa 72 euro per adulto ma sono compresi una 60 di musei, tra i quali i più importanti, dentro e fuori Firenze. Sono compresi i pulman dentro Firenze e fuori; i bambini sono compresi nella tessera dei genitori ed è valida 72 ore dopo la prima strisciata (è una tessera magnetica).
Per Lucca vi consiglio di portarvi dietro le bici se potete, noi ogni giorno il mattino o la sera ci siamo fatti il giro delle mura in bici ed è una cosa molto suggestiva.
    
02/11/2014, Sentiero delle 52 gallerie

Quest’anno cadono i 100 anni dallo scoppio della I guerra mondiale. Decido così di fare una escursione in uno dei luoghi emblematici di questo evento. Il PASUBIO. 100 anni fa in questi posti c’era il confine con l’impero austriaco. La strada che portava in cima al monte era venuta a trovarsi sotto il fuoco nemico, così per portare i rifornimenti alle truppe al fronte si decise di fare un’opera che è arrivata fino ai giorni nostri. La costruzione di un sentiero fatto di 52 gallerie che passava sul crinale opposto della montagna quindi riparata dal fuoco nemico. 6,5 km di sentiero che dai 1200 metri porta fino ai 2000 metri e da qui al rifugio Papa.
Dopo 2 ore di macchina raggiungo passo Xomo e da qui il parcheggio. Inizio la mia camminata verso le 8.30. I primi 3 km sono belli tosti, supero gallerie che vanno dai 10-15 metri fino ad alcune che superano i 100 metri (per queste serve una pila). La parte finale che porta al rifugio invece è più tranquilla e i panorami sono mozzafiato.
Sono le 11.00. Mi prendo una pausa e mangio il mio panino con una buona birretta offerta dal rifugio. Subito dopo decido di fare una cosa che non prevedevo alla partenza. Quando ho pensato di fare questa escursione, credevo che il rifugio Papa sarebbe stata la mia meta finale, da qui sarei rientrato. Invece in prossimità delle Porte del Pasubio (così viene chiamata una apertura sulla roccia che porta sull’altro crinale della montagna) trovo indicazioni per visitare il campo di battaglia.
Ormai ero stanco, ma in onore di tutti quei morti non mi sono tirato indietro e ho cominciato a salire ancora. Nessun imprevisto è mai stato così lieto. Ho potuto vedere uno dei posti più incredibili, un museo a cielo aperto della I guerra mondiale.
Dopo aver visitato buona parte delle gallerie che ci sono in vetta sono sceso lungo la trincea italiana. Fa un certo senso pensare che 100 anni fa, in quel terreno dove ora i miei piedi poggiano, c’era il sangue di tanti italiani anche più giovani di me, portati lassù a morire, in molti casi senza nemmeno sapere il perchè. Mi chiedo se oggi saremmo disposti a quegli stessi sacrifici che fecero allora i nostri nonni, per lasciare qualcosa di così bello ai nostri figli, l’ITALIA.


Cosa posso segnalarvi di significativo.... Che merita fare questa faticata? SI sicuramente. Quello che forse non mi rendo conto è della fortuna che ho avuto per la stupenda giornata. Me l’ha ricordato un escursionista con il quale ho condiviso un pezzo della discesa. Alla mia affermazione che ’era la prima volta che salivo al Pasubio’, lui mi ha detto ’sei stato fortunato di aver trovato una giornata come questa, io che sono del posto e qui ci salgo spesso, lo trovo una volta all’anno un tempo come questo, solitamente il Pasubio è immerso nelle nuvole’. Quindi prestate attenzione alle previsioni meteo quando ci andrete.
    
Il rifugio Papa
Trincea italiana
Il rifugio Giussani
06/08/2014, Giro del gruppo delle Tofane

Oggi parto in solitaria dal ristorante Pietofana, poco sopra Cortina d’Ampezzo per fare tutto il giro del gruppo delle Tofane.
La prima metà del sentiero è tranquilla. Si fiancheggia la vallata che va verso Dobbiaco fino a forcella Posporcora, sviluppando un dislivello di soli 150 metri. Da quì si scende per cominciare la Val Travenanzes a quota 1550 metri . L’impressione che si ha è di stare in un luogo ancora inviolato dall’uomo, dove la natura la fa da padrone.
A un certo punto la vallata volge verso sinistra. Ora è visibile il massiccio della Tofana di Rozes con i suoi 3200 metri.
Verso le 12.00 comincio la salita che mi porterà al Rifugio Giussani a quota 2550 metri partendo da quota 1800 metri. Ora il sentiero si fa tosto, in alcuni tratti è leggermente esposto e troviamo dei cavi per sostenersi.
Alle 14.00 raggiungo il Giussani dove mi aspetta un’ottima birra fresca.
Riparto dal Giussani attraversando un’area ricca di testimonianze della I guerra mondiale.
Raggiungo prima il rif. De Bona e subito dopo il rifugio Duca d’Aosta.
Da quì scendo lungo la pista da scii famosa per i campionati mondiali e ritorno al punto di partenza.

Un suggerimento che posso darvi, riguarda l’attraversamento della val Travenanzes.
Due sono i punti in cui ho trovato delle difficoltà.
A metà della valle ho trovato un canalone attraversato da un torrente alimentato dalle nevi in scioglimento. La traccia del sentiero si perdeva (causa di un nevaio che probabilmente lo copriva). Per attraversarlo era necessario scendere più a valle.
Verso la fine invece è necessario guadare il torrente, e purtroppo ci si deve anche bagnare... per fortuna non c’erano più di trenta cm d’acqua ma se siamo nella fase più intensa di scioglimento delle nevi non oso pensare quanta acqua possa scendere dalla montagna.....
    

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