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17.06.18 Dolomites Bike Day
20.05.18 Giro Italia 2018
07.10.17 Salita in Piancavallo
27.05.17 100° giro d’italia
24.09.16 Anello della Barricata
02.01.16 Piz Boe
13.12.15 Giro delle Tre cime di Lavaredo
07.11.15 Bivacco Toffolon
25.08.15 Passo San Pellegrino - Sasso Vernale
17.08.15 Pedalata sull’Asiago
26.07.15 Fedaia-Pordoi
21.06.15 Sella Ronda 2015
18.01.15 Ciaspolata Rifugio Sennes.
02.01.15 Santa Augusta - Pizzoc
02.11.14 Sentiero delle 52 Gallerie
27.09.14 Escursione monte Matajur
13.09.14 Giro in bici sull’Alpe di Siusi
06.08.14 Giro del massiccio delle Tofane.
19.07.14 Rifugio tre scarperi - Tre cime di lavaredo



   
Ponte in prossimità di Roana
29/10/2017, Altopiano di Asiago da Rotzo

Siamo a fine Ottobre però le giornate sono ancora belle e le temperature gradevoli, tanto da poter ancora fare un giro in bici sopra quota 1000 m.s.l.m.
Decido così di fare una salita inedita anche per il sottoscritto.
Raggiungo in macchina un paesino di nome Cogollo del Cengio a ridosso dell’altopiani di Asiago, pochi km dopo Marostica. Da qui mi dirigo prima verso Arsiero e dopo una svolta a destra, imbocco la vallata che va verso Trento.
Svolta a destra in corrispondenza di un ponte e raggiungo Pedescala. Da qui inizia una bellissima salita di 15 km con una pendenza molto dolce (tra il 5% e il 6%) che dopo una ventina di tornanti porta a Rotzo.
Come descrivere le sensazioni provate durante la salita... a parole è difficle.... un senso di pace e serenità ti entrano in corpo, il silenzio è quasi assoluto (pochissime le macchine incrociate)... il panorama incredibile (da un lato la vallata che vedi sempre più dall’alto man mano che sali con i tetti delle case che si fanno sempre meno nitidi, dall’altro i paesi sito sull’altro versante della montagna e quasi a strapiombo, che vedi sempre più nitidi man mano che sali).
Finita la salita iniziano una decina di km che portano ad Asiago dove mi fermo per fare un pò di rifornimento e godermi la cittadina con la sua piazza e i monumenti.
Ora rimane la strada di ritorno. Rimango sopreso però per un inaspettato tratto in salita di 3-4 km prima di inizare la lunga discesa, questa lungo una strada molto ampia e molto frequentata da chi sale sull’altopiano in macchina.

    
18/08/2017, Passo dello Stelvio

Penso che ogni ciclista, quando inizia a praticare questo sport, ha in mente una sua cima Coppi (la vetta più alta di una corsa a tappe). Per me questa cima è sempre stato il Passo dello Stelvio a quota 2750 m.s.l.m. (è uno dei valichi più alti d’Europa).
Questa estate ho finalmente realizzato quello che fino qualche tempo fa era un sogno. Dopo 48 tornanti, 26 km di ascesa e quasi 2000 metri di dislivello ho raggiunto il passo più alto d’Italia.
Sono partito da Silandro, un bellissimo paesino in val Venosta a quota 750 m.s.l.m. Supero un primo dislivello di 200 metri per portarmi prima a Lasa e poi a Prato dello Stelvio (ho cercato di sfruttare il più possibile la pista ciclabile della val Venosta in questo tratto). Da quì inizia la salita. La prima parte della salita (primi 8 km) è la più pedalabile con pendenze intorno al 5%. Poi, superato il bivio per Solda dopo un falsopiano, iniziano i 48 tornanti con pendenze medie intorno all’8-9%. Si sale regolari, passando per Trafoi, fino al passo con gli ultimi km un pò più duri dei precedenti. La pendenza media è del 7,7%, la pendenza massima dell’11% per un dislivello complessivo che supera i 1800 m.
Dopo una breve pausa per ricaricarsi (cappuccino, strudel e sacher) mi lancio in discesa per tornare verso casa. Non faccio la stessa strada della salita, ma prendo il versante Svizzero passando per Val Mustair, Glorenza e infine raggiungo Silandro (dove mi aspetta una buona pastasciutta).

Cose particolari da segnalarvi: Se partite come me da Silandro e volete fare la pista ciclabile, attenzione ai tratti sterrati verso Prato dello Stelvio, sono comunque ben battuti. Prestate sempre attenzione alle previsioni del tempo, fate questa scalata nel periodo estivo. Altra cosa l’altitudine, devo dire che negli ultimi 200 metri di quota ho iniziato a sentirli, ma niente di particolare.
    
Ultimo tornante
Passo dello Stelvio
Bunker della I guerra mondiale
Rifugio Malga di Nemes
11/08/2017, Rifugio Malga di Nemes

Oggi parto con la famiglia dal passo Monte Croce sul Comelico, al confine tra la provincia di Belluno e quella di Bolzano.
Parcheggiamo sulla destra non appena superata l’indicazione del passo. Da qui prendiamo il sentiero 131 che percorre, per i primi chilometri, una strada sterrata ben battuta.
E’ questo il tratto più impegnativo dal punto di vista altimetrico.
Finito questa parte del sentiero ne inizia una più breve fatta di camminamenti in legno per attraversare tratti paludosi o torbiere. Questo è sicuramente il tratto più suggestivo del sentiero.
Ultimo strappo e raggiungiamo il Rifugio Malga Di Nemes.

Essendo questo il confine durante la I guerra mondiale molti sono i resti, dai Bunker che si trovano vicino al sentiero alle gallerie in alta quota visibili sul versante opposto a quello nostro.
    
04/01/2017, Monte Meatte - Monte Grappa

Prima escursione dell’anno e subito la cosa si fà interessante....
La compagnia è di tre elementi... di questi forse io sono il più scarso, ed effettivamente nell’ultima rampa, quando la pendenza supera il 40%, la fatica comincia a farsi sentire...
Partiamo dalla valle S.Liberale per raggiungere Cimagrappa. Sono le 14.00, quindi con molta probabilità raggiungeremo la cima quando ormai sarà buio.
Questa voltà però non saliamo per il sentiero 151 ma per il 153 (inedito anche per il sottoscritto). La prima cima che raggiungiamo è il Monte Meatte a quota 1500, teatro di sanguinosi combattimenti durante la I guerra mondiale. L’ultimo tratto della salita è stupendo. Il sentiero che percorre la mulattiera scavata dai militare 100 anni fà, sale lungo stretti tornanti e spesso si infila in brevi gallerie. Raggiunta la cima il sentiero svolta a sinistra per scendere di 100 metri in quota e raggiungere il Pian della Bala.
Questo è probabilmente il tratto più spettacolare, il sentiero è stato ricavato scavando il fianco della montagna, numerose sono le gallerie, i passaggi esposti anche se mai pericolosi, c’è anche un ponte in legno sostenuto da corde.... mi ricorda il sentiero delle 52 gallerie sul Pasubio.
Ultimo sforzo e dal Pian della Bala raggiungiamo una forcella chiamata Croce dei Lebi. Da qui il rifugio lo vediamo ormai alla nostra altezza anche se ancora distante. Come immaginavamo giungiamo al rifugio che ormai fa buio. Mangiamo qualcosa di caldo e dopo un’oretta al caldo usciamo sotto un cielo stellato incredibile e saliamo al monumento dei Caduti.
A farci compagnia c’è una simpatica cagnetta che già da qualche km ci accompagna lungo il sentiero e che alla fine ci scorterà fino alla macchina. Dopo una breve visita al monumento raggiungiamo la strada e da qui prendiamo il sentiero 151 che ci porterà al punto di partenza.
Alla fine sono circa 18 km di cammino con 1500 metri di dislivello.... non male.

Il sentiero non presenta particolari pericoli, è una mulattiera della grande guerra, quindi costruita per il trasporto di merce con una sede molto grande. In presenza di forti precipitazioni nevose questa sicurezza potrebbe scemare e rendere il sentiero molto pericoloso.
    
Sentiero 153
Monumento del Grappa
Il Santuario Madonna della Corona
15/08/2016, Santuario Madonna della Corona

Durante le ferie di questa estate ho fatto una escursione con la mia famiglia in un luogo unico e suggestivo...
Partiti da Riva del Garda abbiamo attraversato Rovereto e raggiunto la piccola cittadina di Brentino lungo la vallata che va verso Verona.
Da qui inizia un sentiero che partendo da 130 mslm porta ai quasi 770 mslm.
Attraverso una scalinata di oltre 1500 scalini si raggiunge il Santuario Madonna della Corona.
Il Santuario è stato costruito su una parete di roccia verticale che scenda a picco verso il fondovalle.
Quando si parte da Brentino non lo si vede... si sale per molto tempo lungo il sentiero fatto da questi gradoni ma del Santuario niente. (tra l’altro noi siamo partiti verso le 12.00, le messe erano già finite e non abbiamo nemmeno sentito suonare campane che ci potessero dare indicazione di direzione e distanza del Santuario). A un certo punto si raggiunge una zona dove i gradoni sono sostituiti da un susseguirsi di rampe fatte da scalini scavati letteramente nella roccia affiancati da un muretto sulla parte esposta. Stupendo è l’effetto di questa scalinata dall’alto dove si possono vedere i vari tornati che la compongono.
Superata questa parte del senitero si riprende a salire più dolcemente fino a quando, in mezzo alla vegetazione, si comnicia a intravedere un campanile... e quì la sorpresa ti lascia senza parole; man mano che avanzi le dimensioni del santuario, il posto dove è stato costruito, la parete di roccia che gli sta dietro, diventano sempre più nitidi e lo stupore sempre più grande.
Ultimo sforzo (ci sono ancora un paio di scalinate) e siamo sulla piazzetta difronte il Santuario. Alzi la testa e vedi la punta del campanile che sembra toccare la parete di roccia che lo sovrasta. Anche quando entri dentro il Santuario non rimani indifferente. Due delle sue pareti sono fatte della roccia della montagna.
Potrei dilungarmi ancora nel raccontarvi di questo posto.. ma forse le foto che seguono parlano più di tante parole.... Andateci, merita.

Tra i suggerimenti che mi sento di dirvi, sicuramente il periodo migliore non è l’estate ma la primavera o l’autunno, solamente per un discorso di temperature.
Altra cosa, per chi non se la sente o non può fare questa escursione, può raggiungere il Santuario anche dall’alto. Si raggiunge la cittadina di Spiazzi e da qui ci sono dei bus navetta che portano al Santuario.
    
10/08/2016, Volontariato in un Maso di montagna

Quello di cui vi racconto oggi non è proprio un viaggio....
Ancora questo inverno sono venuto a sapere della possibilità di prestare volontariamente una settimana di lavoro presso un Maso di alta montagna.
Devo dire che non ci ho pensato due volte, mi sono iscritto e alla volta di luglio ho ricevuto le possibili destinazioni....
La mia scelta è ricaduta su una zona che conosco poco in Val Senales a quota 1600 metri presso il maso Wald.
Partenza il 6 agosto alle 5.30 da Conegliano, arrivo presso il maso alle 9.15.
Da questo momento in avanti sono stato catapultato in un mondo incredibile, quel mondo che da bambino vedevo nei cartoni animati di Haidi, con i tempi dettati non più dalla frenesia del mondo moderno ma solo dalla natura... pioggia o sole, luce o buio... stupendo.
Ho conosciuto una famiglia incredibile, i cui sacrifici noi non li immaginiamo nemmeno... io li ho condivisi con loro solo per 6 giorni. Sveglia alle 6.30 del mattino. Colazione abbondante a base di pane, burro, marmellata, miele e latte del maso. Alle 7.00 tutti in stalla per dare da mangiare alle mucche, mungerle, pulirle, dare il latte ad un vitellino..... fino alle 8.30. Dopo 30 minuti di pausa si risale la montagna in vespa per cominciare a tagliare erba o raccogliere il fieno fino a mezzogiorno.
Alle 12.15 pronzo a base di pastasciutta, minestrone, polenta, canederli, verdure cotte... non tutto insieme chiaramente...alle 13.15 puntatina in stalla per dare da mangiare alle bestie... il pomeriggio altra sfaticata a tagliare erba o raccogliere fieno su dei pendii che a mio avviso toccano il 45% di pendenza... All’inizio non volevo credere che tagliassero l’erba in quei posti ma mi sono dovuto ricredere...
Alle 18.00 merenda (loro non hanno il concetto di cena che abbiamo noi) a base di formaggi, speck, burro marmellata.
Alle 19.00 tutti in stalla fino alle 20.30. Altro spuntino, doccia e alle 21.30 a letto.... proprio così... a letto e credetemi che dopo una giornata così non vedevo l’ora di dormire...
Questo è il loro ritmo di vita... poi se piove i lavori all’esterno non si fanno si aiuta in casa, si taglia la legna... tutto insomma è dettato dai ritmi della natura, dal trascorrere delle stagioni.
In quella zona la lingua prevalente è il tedesco ma con qualche membro della famiglia si parlava molto bene l’italiano, con altri invece in qualche modo, alla fine ci si capiva sempre.
La zona dove sorge questo Maso tra l’altro è lungo l’alta via di Merano. Molti sono i turisti che lo attraversano, così i proprietari hanno deciso di avviare una attività di agriturismo per far assaggiare ai turisti i loro prodotti tipici (latte, miele, marmellate, dolci, canederli... ma anche una buona birra tedesca....).
Tante altre cose vorrei raccontarvi ma forse le foto che troverete di seguito e il dettaglio che troverete sul sito web valgono più di tante parole......

Se volete cimentarvi anche voi in una avventura come questa contattate l’ Associazione Volontariato in Montagna (AVM) . Quì trovate tutte le indicazioni necessarie.
    
Val Venosta (Naturno)
Alta via di Merano
Monte santa caterina
La piana di Marcesine
Ciclabile del Brenta
Il Covolo di Butistone
30/07/2016, Piana di Marcesina

L’uscita in bici di cui vi parlo oggi, ha portato me e altri due compagni di fatica sulla Piana di Marcesine, sull’altopiano di Asiago.
Partiamo da Solagna e dopo 7-8 km raggiungiamo Valstagna. Da qui, lungo una strada perfetta per i ciclisti (poche auto e pendenza costante sul 6-7%), raggiungiamo Foza.
Dopo una breve tappa alla fontana ripartiamo alla volta di Lazzaretti; Prestate attenzione alla svolta a sinistra da prendere. Inizia ora un tratto di 2-3 km abbastanza impegnativi intorno al 8-9% . Al termine di questo la strada tende a scendere e ci porta verso la piana di Marcesina. Questa compare tutto ad un tratto, dopo una curva a sinitra. La vista è incredibile, tutta la fatica fatta è ora ripagata.
Raggiungiamo Albergo Marcesina dove ci aspetta un buon pranzo e una buona birra fresca.
Ripartiamo ben pasciuti e riposati attraversando buona parte della piana fino all’inizio della discesa che ci porterà prima ad Enego e poi a Primolano.
Da qui iniziano 25 km lungo la ciclabile del Brenta che ci riporteranno al punto di partenza.

Consigli particolari che vi posso dare sono relativi alle condizioni del manto stradale non proprio perfetto, sopratutto verso la fine della discesa che porta a Primolano.
Altra segnalazione serve per chi ha sempre bisogno di una borraccia in più da riempire. La fontana a Foza è in prossimità del cimitero, prima della chiesa sulla sinistra.
    
10/08/2015, La Toscana

Quest’anno dedichiamo le ferie alle città d’arte. E quale tra queste è la regina se non Firenze?
L’appartamento lo trovo a 45 minuti, a Lucca una città di cui ho sempre sentito parlare bene.
Partiamo il secondo Sabato di Agosto e devo dire che quest’anno il tempo non è andato certo leggero con le temperature. Se da noi c’erano 34 gradi a Firenze il primo giorno ne trovo 40.
Raggiungiamo Lucca e qui passiamo il resto della giornata e la domenica mattina (il pomeriggio poi facciamo un giro nella Garfagnana per vedere il ponte del Diavolo).
I tre giorni successivi siamo stati a Firenze e qui il tempo è stato clemente, dopo un lunedì di pioggia il martedì e mercoledì sono stati ottimi. Giovedì riposo poi Venerdì siamo stati a Livorno per vedere l’acquario e nel pomeriggio ci siamo tuffati nel mar Tirreno.


Vi chiederete perchè il primo giorno ho fatto tappa a Firenze. Ecco il primo suggerimento che posso darvi se intendete visitare i musei di Firenze. Fate la FirenzeCard. Costa 72 euro per adulto ma sono compresi una 60 di musei, tra i quali i più importanti, dentro e fuori Firenze. Sono compresi i pulman dentro Firenze e fuori; i bambini sono compresi nella tessera dei genitori ed è valida 72 ore dopo la prima strisciata (è una tessera magnetica).
Per Lucca vi consiglio di portarvi dietro le bici se potete, noi ogni giorno il mattino o la sera ci siamo fatti il giro delle mura in bici ed è una cosa molto suggestiva.
    
Rifugio Ra Stua
Rifugio Fodara Vedla
Rifugio Senes
18/01/2015, Rifugio Ra Stua - Fodara Vedla - Senes

Solo due giorni prima di questa escursione è arrivata un po’ di neve sulle Dolomiti. Così all’invito del gruppo di Tamai di andare sul parco naturale di Fanes-Senes-Brais, non ho potuto dire di no. Partenza da casa alle 6.30. Siamo in sette e alle 8.30 si comincia la Ciaspolata. Prima tappa è malga Ra Stua che raggiungiamo agevolmente visto che la strada che porta al rifugio è stata battuta dal gatto delle nevi. Da qui in avanti però la cosa si fa più ardua. Per fortuna sono passati degli sciialpinisti prima di noi che hanno lasciato sulla neve una traccia. La neve, alta in certi punti dai 40 ai 60 cm, è troppo fresca, uscendo dalla traccia si sprofonda anche fino al ginocchio nonostante le ciaspole ai piedi. Dopo un tratto in decisa salita si raggiunge prima il lago de Rudo coperto di neve e poi il rifugio Fodara Vedla.
Ormai sono le 13.00 e la fame è troppa per pensare di raggiungere il rifugio Sennes, così ci fermiamo lungo il sentiero per mangiare qualcosa.
Ripartiti, dopo circa un’ora raggiungiamo il rifugio Sennes. Abbuffata di dolci, cioccolate calde, yougurt ecc. ecc. ecc. Alle 15.00 ripartiamo, per raggiungere le macchine solo quando ormai sta facendo buio. Bella impresa, otto ore di ciaspolata per un totale di 18 Km.

Quello che posso segnalarvi è che il rifugio Fodora Vedla è chiuso in questo periodo. Il percorso non presenta particolari pericoli in fatto di valanghe. Vista la distanza se non si è sicuri di riuscire a coprire i 18 km del tragitto si può anche pensare di raggiungere il rifugio Sennes direttamente, senza passare per il Rifugio Fodara Vedla (vedi la cartina).
    
02/11/2014, Sentiero delle 52 gallerie

Quest’anno cadono i 100 anni dallo scoppio della I guerra mondiale. Decido così di fare una escursione in uno dei luoghi emblematici di questo evento. Il PASUBIO. 100 anni fa in questi posti c’era il confine con l’impero austriaco. La strada che portava in cima al monte era venuta a trovarsi sotto il fuoco nemico, così per portare i rifornimenti alle truppe al fronte si decise di fare un’opera che è arrivata fino ai giorni nostri. La costruzione di un sentiero fatto di 52 gallerie che passava sul crinale opposto della montagna quindi riparata dal fuoco nemico. 6,5 km di sentiero che dai 1200 metri porta fino ai 2000 metri e da qui al rifugio Papa.
Dopo 2 ore di macchina raggiungo passo Xomo e da qui il parcheggio. Inizio la mia camminata verso le 8.30. I primi 3 km sono belli tosti, supero gallerie che vanno dai 10-15 metri fino ad alcune che superano i 100 metri (per queste serve una pila). La parte finale che porta al rifugio invece è più tranquilla e i panorami sono mozzafiato.
Sono le 11.00. Mi prendo una pausa e mangio il mio panino con una buona birretta offerta dal rifugio. Subito dopo decido di fare una cosa che non prevedevo alla partenza. Quando ho pensato di fare questa escursione, credevo che il rifugio Papa sarebbe stata la mia meta finale, da qui sarei rientrato. Invece in prossimità delle Porte del Pasubio (così viene chiamata una apertura sulla roccia che porta sull’altro crinale della montagna) trovo indicazioni per visitare il campo di battaglia.
Ormai ero stanco, ma in onore di tutti quei morti non mi sono tirato indietro e ho cominciato a salire ancora. Nessun imprevisto è mai stato così lieto. Ho potuto vedere uno dei posti più incredibili, un museo a cielo aperto della I guerra mondiale.
Dopo aver visitato buona parte delle gallerie che ci sono in vetta sono sceso lungo la trincea italiana. Fa un certo senso pensare che 100 anni fa, in quel terreno dove ora i miei piedi poggiano, c’era il sangue di tanti italiani anche più giovani di me, portati lassù a morire, in molti casi senza nemmeno sapere il perchè. Mi chiedo se oggi saremmo disposti a quegli stessi sacrifici che fecero allora i nostri nonni, per lasciare qualcosa di così bello ai nostri figli, l’ITALIA.


Cosa posso segnalarvi di significativo.... Che merita fare questa faticata? SI sicuramente. Quello che forse non mi rendo conto è della fortuna che ho avuto per la stupenda giornata. Me l’ha ricordato un escursionista con il quale ho condiviso un pezzo della discesa. Alla mia affermazione che ’era la prima volta che salivo al Pasubio’, lui mi ha detto ’sei stato fortunato di aver trovato una giornata come questa, io che sono del posto e qui ci salgo spesso, lo trovo una volta all’anno un tempo come questo, solitamente il Pasubio è immerso nelle nuvole’. Quindi prestate attenzione alle previsioni meteo quando ci andrete.
    
Il rifugio Papa
Trincea italiana
Il rifugio Giussani
06/08/2014, Giro del gruppo delle Tofane

Oggi parto in solitaria dal ristorante Pietofana, poco sopra Cortina d’Ampezzo per fare tutto il giro del gruppo delle Tofane.
La prima metà del sentiero è tranquilla. Si fiancheggia la vallata che va verso Dobbiaco fino a forcella Posporcora, sviluppando un dislivello di soli 150 metri. Da quì si scende per cominciare la Val Travenanzes a quota 1550 metri . L’impressione che si ha è di stare in un luogo ancora inviolato dall’uomo, dove la natura la fa da padrone.
A un certo punto la vallata volge verso sinistra. Ora è visibile il massiccio della Tofana di Rozes con i suoi 3200 metri.
Verso le 12.00 comincio la salita che mi porterà al Rifugio Giussani a quota 2550 metri partendo da quota 1800 metri. Ora il sentiero si fa tosto, in alcuni tratti è leggermente esposto e troviamo dei cavi per sostenersi.
Alle 14.00 raggiungo il Giussani dove mi aspetta un’ottima birra fresca.
Riparto dal Giussani attraversando un’area ricca di testimonianze della I guerra mondiale.
Raggiungo prima il rif. De Bona e subito dopo il rifugio Duca d’Aosta.
Da quì scendo lungo la pista da scii famosa per i campionati mondiali e ritorno al punto di partenza.

Un suggerimento che posso darvi, riguarda l’attraversamento della val Travenanzes.
Due sono i punti in cui ho trovato delle difficoltà.
A metà della valle ho trovato un canalone attraversato da un torrente alimentato dalle nevi in scioglimento. La traccia del sentiero si perdeva (causa di un nevaio che probabilmente lo copriva). Per attraversarlo era necessario scendere più a valle.
Verso la fine invece è necessario guadare il torrente, e purtroppo ci si deve anche bagnare... per fortuna non c’erano più di trenta cm d’acqua ma se siamo nella fase più intensa di scioglimento delle nevi non oso pensare quanta acqua possa scendere dalla montagna.....
    
19/07/2014, Rif. Tre Scarperi - Tre Cime Lavaredo

Oggi siamo in quattro a partire dalla Valle Campo di Dentro in prossimità di Sesto per raggiungere prima il rifugio Tre Scarperi poi il rifugio Locatelli sotto le Tre cime di Lavaredo, passando per la forcella dei Rondoi.
Alla fine il dislivello sarà superiore ai 1000 metri. Ma vi assicuro che la fatica è ampiamente ripagata dai panorami e dalle testimonianze storiche di questi luoghi.
In oltre il sentiero non è certamente battuto come quello che arriva dal rifugio Auronzo. Per chi ama il silenzio che la montagna può offrire, questo è sicuramente il sentiero che fa per voi.

Sulle cartine è indicato un tratto pericoloso. In realtà è presente una corda per facilitare la risalita di un canale roccioso, un po’ scivoloso per le infiltrazioni d’acqua, ma senza esposizione e pericolo.
    
Rifugio tre Scarperi
Rifugio Locatelli

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